I vini dell’Etna e la “Tenuta delle Terre Nere”

a cura di Fabrizio Vicari (sommelier) – Staff GustoVino

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L’ETNA

La storia del vino sull’Etna inizia circa 700 mila anni fa, quando le varie vicende geologiche diedero vita all’origine della regione etnea dove sorge il vulcano più alto d’Europa.

Nei secoli successivi l’uomo ha tenacemente sovrapposto al paesaggio lavico, un paesaggio agrario tra i più ricchi dell’isola”, fatto non solo di vigneti, frutteti e campi coltivati, ma anche di numerosi insediamenti urbani sparsi tra valli e colline.

Tra la fine del secolo scorso e l’inizio di questo, la viticoltura e l’enologia assunsero importanza economica e sociale considerevole.  

Le aziende vitivinicole, pur a carattere padronale, si estesero talmente da far raggiungere alla provincia di Catania , intorno all’anno 1880, il primato tra quelle siciliane, per superficie vitata e per produzione di vino (circa un milione di ettolitri).

Tra le ragioni principali c’è per esempio il clima particolarissimo che caratterizza la zona, non solo rispetto al resto della Sicilia, ma anche al resto del mondo.
All’interno di uno stesso versante del vulcano, a causa delle fondamentali diversità fra altitudine, esposizione e vicinanza al mare, si creano dei microclimi, dal tropicale al montano, che danno vita a piccole zone più o meno adatte alla coltivazione della vite.
Inoltre si registrano temperature medie più basse rispetto a quelle dell’Isola e le massime in estate non sono quasi mai elevate, oltre a ciò, le elevate escursioni termiche (anche di 30°!), soprattutto nel periodo primavera-estate, ne avvalorano l’importanza dal punto di vista enologico.
Un’altra differenza sostanziale rispetto al resto della Sicilia si ha anche dalle precipitazioni che dipendono dal versante e avvengono in concomitanza con il periodo vendemmiale: questo, in alcune annate, e per certe zone, può essere un fattore limitante della maturazione e della sanità delle uve.
Infine un elemento che può essere interessante, particolare e sicuramente unico, è la presenza delle fumarole in quanto arricchiscono ancor di più il già prezioso suolo vulcanico, con il loro vapore caldo umido ricco di sostanze minerali e nutritive creando formazioni di humus che potrebbero innescare degli effetti botritizzanti (Botrytis Cynerea) nell’uva, con risultati altrettanto unici.
Quest’insieme di agenti e condizioni, che il vulcano attivo più alto d’Europa pone, diversifica ogni singolo Cru facendo esprimere ad ogni vino una propria e ben distinta personalità.
Attualmente sull’Etna si possono considerare tre grandi zone elettive per la coltivazione della vite.
La prima è quella compresa tra i 400 e i 900 m.t. s.l.m., nel versante rivolto ad est, la seconda è quella compresa tra i 400 e gli 800 metri s.l.m., nel versante rivolto a nord e la terza fra i 600 e i 1.000 m.t. s.l.m. nel versante rivolto a sud.
In tutti i versanti del vulcano sono ancora presenti le numerose terrazze in pietra lavica costruiti per conquistare i terreni più impervi e sono spesso i migliori per la qualità.
Qui il metodo di allevamento della vite, antico, ma sempre qualitativamente valido, è l’alberello.
Si alleva dalle pendici fino alla quota dei 1100 mt. s.l.m., con una media intensiva d’impianto che si aggira intorno ai 7.000 ceppi, per ha (ettaro), e una resa sempre al disotto dei 90q.li/ha, come da disciplinare.
In questi luoghi, la pianta della vite è coltivata e vive in condizioni limite per la sua sopravvivenza raggiungendo e superando anche i 100 anni di età senza prender malattie o parassiti (fillossera),  quindi è quasi totalmente a “piede franco”.
Nel corso dei secoli, sempre a seconda delle condizioni pedo-climatiche, si sono selezionati alcuni vitigni autoctoni, eccezion fatta per il il Nerello Mascalese, diffuso anche nel resto dell’Isola, coltivati a volte in microzone o addirittura in contrade.
Il Nerello già noto per avere delle somiglianze con il cugino d’oltralpe Pinot Nero della Borgogna,  sembra che raggiunga livelli eccelsi quando è vinificato in bianco, rosé e ovviamente spumantizzato, anche grazie al particolare terroir lavico-alcalino dell’Etna, ma i rossi più importanti e qualitativamente migliori dell’Etna si producono nella parte nord del vulcano. 
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