Gianni Masciarelli, «immortale come il Montepulciano Villa Gemma»

Intervista postuma con Gianni Masciarelli, viticoltore morto a Monaco di Baviera qualche giorno fa. Con Angelo Gaia è stato forse il più conosciuto produttore italiano di vini. Il suo Montepulciano Villa Gemma è stato giudicato il miglior vino in Italia dal Gambero Rosso e da molti altri. Comunista e ateo non praticante.
Caro Gianni, come prima cosa voglio farti le mie condoglianze per il tuo improvviso decesso.
Grazie ma non esageriamo l’evento. La morte spaventa solo i credenti, che poi non trovano l’aldilà. Noi atei, in mancanza di un’ improbabile dopo, ci garantiamo l’eternità lavorando sodo e lasciando qualcosa che continua nella vita di altri. Paradossalmente solo noi atei siamo immortali.

Vogliamo allora parlare di vini immortali? Il Villa Gemma?
Sì certo. Un vino è un prodotto che esprime un tempo lunghissimo. Immortale, però, mi sembra troppo lungo… Partiamo dalla geologia e arriviamo all’intervento umano passando per l’accumulo di materiale organic aisco  , lo sviluppo botanico, il clima ed il caso. La casualità climatica è particolarmente importante. Le annate che si pensano cattive, sono importanti come quelle buone. La voracità commerciale, attraverso una serie di artifici, specialmente nel Nuovo Mondo, spinge alla ricerca di un risultato costante. Si combatte contro il ciclo breve delle variazioni climatiche e pure contro quello assai più lungo della formazione del suolo, manipolando in maniera estrema il prodotto, fino a farne scomparire l’origine geologica, cercando di fare un Pomerol a Santa Monica, e sempre con annate perfette. Una specie di lieto fine nel vino.
Quindi esemplari non sono solo le grandi annate e forse nemmeno esclusivamente i grandi prodotti.
Esatto, mi fa piacere che mi capisci. Marina, mia moglie, parla sempre di vini imperfetti come esempi da seguire. Hai fatto una prova di Villa Gemma di recente?
Si, ieri sera, dopo aver appreso del tuo decesso. Penso che anche altri l’avranno fatta: una scusa simile capita poche volte nella vita. In effetti, provando in successione cronologica le varie vendemmie, mi hanno colpito non solo le grandi annate. Tornavo sempre ad una bottiglia del 1984. Forse era il ricordo del nostro primo incontro al ristorante «La Maiella» di Guardiagrele.
Un incontro che ricordo anche io. Tu eri curiosissimo di questo Villa Gemma che era appena uscito. Io chiesi al Sommelier di iniziare con un Lafite 1982, un poco per stupirti ma anche per dire: lì voglio arrivare. Poi se ricordo bene, subito dopo, provammo il Villa Gemma 1984, la mia prima annata con questo vino. Per te tornare alla bottiglia del 1984, significa evocare una serie di cose. Anche per me. Entrano nella mia bocca e nella mia mente vari cicli, milioni di anni di formazioni rocciose, quello più breve della sedimentazione, fino alle circostanze dell’anno ed al mio contributo personale. Non bisogna scordarsi che la  Cheap Pandora Charms UK naturalezza non può essere totale. Altrimenti facciamo aceto. La creazione è una parte importante del prodotto. Su questo mi sono anche scontrato con un amico e compagno che ho ammirato moltissimo: Bartolo Mascarello deceduto due anni fa. Pensando a lui, se fossi più sentimentale o credente direi: ora vado a fare un assaggio di verticale di Barolo con Bartolo. Negli assaggi verticali, non solo dei miei vini, trovo sempre questo miscuglio di fatti. E non solo di fatti: anche di fantasie. Perché qualche pezzo di storia ce lo possiamo anche inventare. Non pensi?
Certo, e anche io, in questa intervista ti metterò qualche parola in bocca. Se tu me lo permetti.
Come no, fai tu. Alla prossima. (Il Manifesto)

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