Gambero Rosso: “Troppi debiti, ora il rilancio” …

Il nuovo proprietario. Paolo Cuccia: ho investito su una mia passione… Paolo Cuccia sta tornando in treno da Venezia. Proprio ieri era il suo compleanno (55) e dice che “per caso” è finito in una buonissima osteria al Rialto, dove ha festeggiato con sua moglie Emanuela mangiando un crostino al baccalà (“un euro e trenta”) e bevendo un bicchiere di Chardonnay (“due euro”) dei Brandolini d’Adda. Poi ha scoperto pure che quel locale, “Naranzaria”, era segnalato dalla Guida del Gambero rosso e la cosa allora l’ha fatto molto inorgoglire.

Perché il Gambero rosso, il piccolo impero editoriale del food&wine italiano, dall’autunno scorso se l’è comprato lui e non è stata un’operazione indolore: tre giorni fa Stefano Bonilli, il fondatore dell’impero, è stato licenziato in tronco. Così, sullo stesso Cuccia, presidente di Eur Spa, ex ad di Acca, sono piovute critiche e sospetti, a cui ora sente di dover replicare: “Dietro Paolo Cuccia c’è solo Paolo Cuccia – dice – non ci sono i vignaioli di peso, non c’è Zonin, non c’è Panerai col suo gruppo Class e non c’è neanche Diego Della Valle che pure è mio amico. Non c’è Pesenti e non c’è Montezemolo. Ho fatto tutto da solo, sì, perché il Gambero rosso era un mio antico pallino, lo dico da amatore che ha nutrito sempre un grande interesse per questi temi: il cibo, il vino, fanno parte della cultura del nostro Paese e il Gambero rosso purtroppo negli ultimi anni stava andando malissimo, la società si era mangiata tutto il capitale (oltre 4 milioni di euro) e rischiava il fallimento. Così ho deciso di intervenire…”. Licenziando Bonilli? “Tanto per cominciare: al suo posto oggi c’è Daniele Cernilli, Mister Wine come lo chiamano in America, garanzia assoluta di continuità rispetto alla storia del Gambero rosso. Ma oltre a Cernilli ho dato fiducia a tutta la squadra, anche al direttore generale Gigi Salerno. Solo Bonilli, per strani motivi, non ha voluto saperne. Gli avevo offerto di restare come fondatore, un po’ come Scalfari dentro Repubblica. Ma lui nel tempo anzi si è allontanato, dimostrando di amare sempre meno la sua creatura. La Città del Gusto a Roma era una cattedrale inutilizzata, dentro ormai c’era una pizzeria, poca gente, i corsi di cucina andavano quasi deserti. Io adesso la voglio rilanciare, a Roma, a Napoli, la Città del Gusto dovrà diventare un luogo d’incontro tra produttori e compratori. Un luogo d’eventi 365 giorni all’anno. Mi dispiace per Bonilli, non si può essere buoni per tutte le stagioni. Ma questo lui non l’ha capito”. (Corriere Della Sera)

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