Frutta marcia e vino senza uva Europa ko di regole bislacche

C’è un’Europa irrazionale, occhiuta e iper-regolamentatrice che turba i sonni e intralcia le attività dei cittadini dei 27. Ammette che si chiami vino una spremuta di ribes e lamponi senza uva, ma non lascia indicare al pollo nostrano la provenienza made in Italy . Dall’Europarlamento arrivano divieti bizzarri e costrizioni che non fanno che dare fiato alle trombe dei movimenti euroscettici. Anche se è bene distinguere tra leggende urbane e immotivati diktat. Tanto che, per sgombrare il campo dai falsi miti, la sede di Londra della Commissione Ue ha dedicato una sezione del proprio sito (http://ec.europa.eu/unitedkingdom/press/eu-romyths/index_en.htm). Dove si può apprendere che non è vero che un regolamento comunitario chieda di ribattezzare lo yogurt budino di latte fermentato o che le cornamuse scozzesi debbano essere suonate col silenziatore per rispettare i nuovi vincoli Ue sull’inquinamento acustico. Così come infondati appaiono titoli apparsi sulla stampa inglese e poi rilanciati in tutto il mondo: “L’Unione europea vieterà ai muratori di togliersi la maglietta” o “Un regolamento Ue metterà al bando banane e cetrioli troppo curvi”. La Commissione Ue ha ribattuto anche ai due allarmi riportati da The Sun e The Times: nel primo caso ci si riferiva a regole per il controllo di eventuali danni a pelle e occhi di lavoratori esposti al sole tutto il giorno (ma senza obbligo di maglietta); nel secondo a criteri di qualità per frutta e verdura, adottati dai ministri Ue dell’agricoltura (ma senza vincoli sulla curvatura). Attenzione, però. Proprio quest’ultimo caso indica come diversa sia la percezione delle assurdità comunitarie a Uppsala o a Bari, in un’Europa del Nord, meno rigorosa sugli standard alimentari, e in un’Europa del Sud, risoluta nel controllo della qualità. Il fatto che dal 1° luglio cadranno il vincoli sulla qualità di frutta e verdura e quindi si potranno vendere anche banane e cetrioli raffermi è stato criticato da Coldiretti. Così come fanno rabbrividire noi italiani pratiche enologiche ammesse nei paesi scandinavi e vidimate da Bruxelles: il vino da frutti di bosco, il rosé ottenuto miscelando vini bianco e rosso senza alcuna indicazione in etichetta o i trucioli di legno nel vino invecchiato in barrique. O i grassi di sostituzione del burro di cacao ammessi fino a15% nel cioccolato e le polveri di caseina fino al 10% al posto del latte nei formaggi. Per questo l’Italia si è trovata in rotta di collisione con l’Europa sull’etichettatura. La concezione di un mercato unico e standardizzato ha portato la Commissione ad avviare procedure di infrazione nei confronti di Roma perché voleva indicare la provenienza italiana dell’olio extravergine o del pollo. Ora però un nuovo regolamento Ue prevede dal 1° luglio l’origine dell’olio e il commissario Ue all’Agricoltura Marianne Fisher Boel ha indicato la disponibilità ad ammettere sui prodotti alimentari la etichette di origine Unione europea/Paese . Un onorevole compromesso comunitario Nord-Sud. (Il Sole 24 Ore)

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