Elisa 2004 (La Colombera)

Elisa_Etichetta

A cura di Fabrizio Vicari (Sommelier, Staff GustoVino

Si, quest’anno ho saltato il Vinitaly, un po’ per impegni personali, un po’ sinceramente per scelta, visto che lo ritengo ormai una vetrina per addetti ai lavori, business e poco per appassionati, anche se bisogna riconoscere che offre forse l’unica possibilità di concentrarsi su tipologie specifiche, a mio avviso l’unico modo per uscire soddisfatti e non stanchi e stravolti, ricordandosi poco o nulla delle cose assaggiate e dei produttori incontrati…

L’anno scorso infatti è stata una corsa forsennata solo per andare a salutare gli amici produttori, in quanto credo che l’aspetto umano ed il contatto con il “viticoltore” sia di fondamentale importanza per conoscere a fondo la storia di quel vino e magari poi avere la soddisfazione di poter riscontrare nel bicchiere anche il suo carattere, il territorio…

Poi se devo dirla tutta quasi sicuramente sarei andato a Cerea (VinoVinoVino2011) e Villa Favorita (VinNatur), ma questa è un’altra storia…

Quindi sono rimasto a casa in compagnia delle mie bottiglie il cui numero in cantina ha sforato ormai quota 200!

E allora ieri, avendo intenzione di cenare con una bella bistecca acquistata nella famosa Bottega Liberati di Roma, e che quindi meritava un vino di altrettanto “livello”, ho deciso di stappare un rosso di una certa struttura, uno degli ultimi credo prima del prossimo autunno, vista la temperatura di questi giorni a Roma arrivata già a livelli di giugno!

Mi sono orientato sulla Barbera, che devo dire onestamente non è la tipologia di vino che porterei sull’isola deserta, ma questa bottiglia mi ha ricordato quel bellissimo weekend trascorso a novembre tra le colline tortonesi e non solo, e di cui vi anticipo c’è in serbo un bell’articolo che verrà pubblicato a breve su GustoVino…

Tra i produttori incontrati in quei giorni sono rimasto veramente contento di aver avuto la possibilità di visitare La Colombera, l’azienda di Piercarlo Semino a Vho, pochi chilometri da Tortona…

L’azienda, oggi di circa 22 ettari, nasce nel ’37, ma solo dal ’70 si producono i primi vini della cantina…

Il vigneto più vecchio è proprio “Vigna Brusà” da dove provengono le uve della Barbera “Elisa” di cui nel  1998 si fa la prima selezione e da cui nasce la prima bottiglia de La Colombera

Insieme al Piercarlo è la bella figlia Elisa (ovviamente da qui il nome del vino) che cura l’aspetto commerciale, la quale benché ancora molto giovane porta avanti con grande competenza il suo lavoro avendo dedicato i suoi studi alla viticoltura ed enologia presso la facoltà di agraria a Milano, e collaborando con il prof. Attilio Scienza.

Questa è terra di Timorasso ed infatti Elisa discute la sua tesi proprio sullo studio della genetica di questo splendido vitigno che affronteremo successivamente…

Il vigneto di “Vigna Brusà” di circa 2 ettari viene piantato dal papà di Piercarlo negli anni ’60, su un terreno  argilloso a circa 220 metri s.l.m. e da cui provengono anche le uve del Nibiò, vitigno di queste parti della famiglia del Dolcetto.

Doveroso precisare che questi magnifici vigneti sono circondati da piante di frutta da cui la famiglia Semino produce delle ottime marmellate di prugne e ciliege, per non parlare delle pesche di Volpedo, altra chicca di questi luoghi…

All’apertura noto che i 5 cm di tappo sono belli, compatti, hanno tenuto benissimo senza sbavature o versamenti, anche dopo i 7 anni dalla vendemmia…

Il colore è rosso rubino, vivo, brillante, quasi trasparente, devo dire molto “piemontese”…

Al naso la dolcezza vanigliata del legno (circa un anno in barrique di primo e secondo passaggio) è molto gradevole e per niente invasiva, anzi fa spazio al fruttato, di marmellata di prugne e ciliege, come se i frutteti piantati intorno alle vigne volessero far sentire la loro presenza!

Al roteare del bicchiere vengono fuori pian piano note speziate di chiodi di garofano e terra bagnata, quasi gli stessi profumi percepiti nella passeggiata intorno alla cantina…infatti quel giorno pioveva!

Torna coerente alla beva regalando le sensazioni già avute all’olfattiva che fanno da contorno ad un’acidità sferzante (intorno ai 6,5-7), tipica del vitigno, che asciuga molto bene la succulenza della carne, aiutata da un tannino già vellutato, ma ben presente…

In bocca è morbido con i suoi 14% di alcol e la struttura si fa sentire, mentre la persistenza non è lunghissima, lasciando una bocca gradevolmente pulita che invita al prossimo bicchiere…

Un vino che accompagna molto bene piatti di carne, ma anche salumi di una certa “grassezza”…

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