E Asti città resta fuori dalla Docg…

Ordinanza Cds… Per le prossime feste di fine anno, periodo in cui il mercato registra generalmente il top delle vendite, Moscato e Asti spumante – entrambi Docg – resteranno ancorati al territorio di origine delle tre province di Cuneo, Asti ed Alessandria (poco più di 10 mila ettari) che rientrano nel disciplinare di produzione. Così ha deciso il Consiglio di Stato che accogliendo il ricorso presentato in luglio dalla Produttori Moscato d’Asti Associati ha disposto, con ordinanza n. 5030/08 del 30 settembre, la clausola sospensiva nei confronti del decreto del cinque maggio scorso dell’ex ministro delle politiche agricole Paolo De Castro, che aveva autorizzato la “Docg” anche per il vino prodotto nel comune di Asti.

Meno di 30 ettari, buona parte dei quali di proprietà della “Zonin” la più grande azienda vinicola italiana, che però avevano provocato la reazione della parte “agricola” del mondo del moscato. La sentenza del Consiglio di stato rimarca quella già pronunciata, circa due mesi fa dal Tar del Lazio, al quale spetterà ora il compito di esprimersi sulla questione di merito, quella più importante, se cioè si potrà produrre a partire dal 2009 i due vini dolci italiani a bassa gradazione per eccellenza anche nel comune di Asti. “Il primo scoglio è stato superato” spiega Angelo Dezzani, direttore della “Produttori”, “ora c’è da augurarsi che il Tar del Lazio acceleri la procedura e arrivi a definire la questione in tempi ragionevolmente brevi”. Intorno alla superficie vitata del comune di Asti continua, quindi, il serrato confronto tra chi vorrebbe escluderlo dalla “Docg” e chi includerlo. A favore della seconda ipotesi non c’è solo il decreto ministeriale ma anche la stessa amministrazione comunale del capoluogo e il Consorzio di tutela. Lo stesso assessorato regionale all’agricoltura ha manifestato un tacito consenso facendo riferimento alla normativa comunitaria in base alla quale non si potrebbe produrre un vino Docg senza includervi il comune dal quale prende nome. Ma ci si chiede, inoltre, perché venne scelto, ai suoi tempi, il nome Asti dal momento che la maggiore superficie vitata è situata nel cuneese con oltre 4.300 ettari. La risposta più convincente è che Asti, insieme a Verona e a Milano rappresentava uno dei p più importanti mercati vinicoli italiani. (Italia Oggi)

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