Drink Thinking! Quando bevi pensaci su!

E’ il messaggio delle Citta’ del Vino che contro l’abuso di alcol lanciano il progetto di educazione “Vado al massimo” per le nuove generazioni.
Se campagne pubblicitarie, messaggi sui display autostradali, divieti di vendita dopo una certa ora, non sembrano da sole scongiurare quello che appare ormai un bollettino di guerra degli incidenti dovuti ad alcol, droga e mix dei due, ciò che occorre è il ritorno ad una vera e propria opera di formazione alla conoscenza del vino e degli alcolici, delle droghe e dei loro effetti, del consumo, del controllo e della prevenzione.

Educazione e prevenzione prima di tutto, rivolgendosi alle due colonne portanti della scuola e della famiglia, e auspicando un’azione coordinata da parte dei Ministeri della Salute, delle Politiche Giovanili, dello Sport, della Solidarietà Sociale, dell’Interno e dei Trasporti. Così le Città del Vino si inseriscono nell’acceso dibattito che fa seguito all’entrata in vigore il 23 settembre del decreto del Ministero del Welfare che obbliga i locali “di divertimento” ad esporre le tabelle per il calcolo del tasso alcolemico, lanciando il progetto “Vado al Massimo”, per educare giovani e giovanissimi ad una vita sana e di qualità, con un messaggio che non potrebbe essere più chiaro: drink thinking! Quando bevi pensaci su!
“Con questo progetto – sottolinea il presidente Valentino Valentini – le Città del Vino si fanno promotrici del ritorno ad una vera e propria opera di formazione alla conoscenza degli alcolici, per educare giovani e giovanissimi ad una vita sana e di qualità. Quello che occorre è un metodo innovativo, dove prevalga non tanto l’“insegnare”, quanto il “far capire” l’importanza che certi comportamenti leggeri e incoscienti hanno sulla propria vita, come l’abuso di alcol e la guida in stato di ebbrezza, che abbia alla base un’azione coordinata da parte dei Ministeri del Governo del nostro Paese, e che veda protagoniste la scuola e la famiglia”.
E’ per questi motivi le Città del Vino – l’associazione dei comuni a più alta vocazione vitivinicola d’Italia – lanciano il progetto “Vado al massimo”, per educare i giovani dai 14 ai 25 anni sulle tematiche della sicurezza stradale, civile, della corretta alimentazione e del bere consapevole. Tante le iniziative che, a partire dalla scuola e dalle famiglie fino agli esami per le patenti di guida, ruotano intorno al progetto: dall’inserimento obbligatorio nei test di esame per la patente delle tematiche della conoscenza degli alcolici, delle droghe e dei loro effetti, ad un vero e proprio “manuale-vademecum del vivere bene” in casa, nelle strade, fuori a divertirsi e nell’attività sportiva, con una “sezione faq” dedicata alle domande più frequenti sui temi dell’alimentazione e della sicurezza stradale, consigli e suggerimenti, e una sezione che insegni la “cultura del bere” come tradizione radicata nel nostro Paese; la possibilità di accedere a queste informazioni anche su internet, grazie alla realizzazione di un sito web da parte degli stessi studenti; la promozione di concorsi con filmati, scritti ed immagini presentati dalle scuole per promuovere la sicurezza stradale; la creazione di una rete di locali su tutto il territorio nazionale che garantiscano agevolazioni (ingressi gratuiti, sconti sulle consumazioni, gadget e così via) per coloro che all’uscita siano nei limiti previsti dai tassi alcolometrici.
“Le nuove generazioni – prosegue Valentini – stanno ormai abbandonando la pratica tradizionale nel nostro Paese del consumare vino durante i pasti, assumendo invece un’abitudine che è piuttosto nord europea, dove il consumo di alcolici è prevalentemente legato alle uscite serali, al fine settimana, soprattutto nel caso di feste e occasioni di divertimento”.
L’entrata in vigore il 23 settembre del decreto del 30 luglio 2008 del Ministero del Welfare, che prevede l’esposizione obbligatoria delle tabelle per il calcolo del tasso alcolemico nel sangue, in base al peso, al sesso, al cibo e all’alcol ingeriti, con la descrizione degli effetti che ne conseguono, in tutti quei locali dove si svolgono attività di intrattenimento congiuntamente alla vendita e somministrazione di bevande alcoliche, ha scatenato non poche polemiche, soprattutto riguardo alla loro precisione e alla responsabilità da parte dei gestori, che rischiano la chiusura dei locali: quasi fossero dei cartelli stradali che avvertono di un possibile pericolo, ma poi alla fine è il buonsenso dei consumatori a fare la differenza. (WineNews)

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