Disputa sulla pizza

La Coldiretti promuove quella “Doc”, con gli ingredienti originali, contro il finto made in Italy. Ma la Fipe contesta l'iniziativa: “Gli agricoltori facciano il loro mestiere”
Fa discutere la pizza italiana. Sì, perché da un lato ci sono gli agricoltori che a Napoli presentano la vera pizza, quella “Doc” , con gli ingredienti originali. Dall'Altro c'è la Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi, che però contesta l'iniziativa. L'unica certezza è che la pizza fa parlare di sé. Ma andiamo con ordine.
La Coldiretti ha promosso la prima pizza ''Doc'' firmata dagli agricoltori che garantiscono l'originalità degli ingredienti contro il rischio degli inganni del finto made in Italy. L'organizzazione ha infatti svelato dal vivo "gli inganni che troppo spesso si nascondono dietro la preparazione delle pizze vendute come italiane".
Un'operazione verità. come l'hanno battezzata gli agricoltori, sul prodotto più consumato fuori casa dagli italiani. "Sono numerose – dice la Coldiretti – le minacce che mettono a rischio autenticità di un prodotto simbolo della cucina italiana che fonda il suo successo sul rispetto delle tradizioni e sul legame con il territorio".
Ma la Fipe è sul piede di guerra e contesta l'iniziativa. «Ognuno deve fare il proprio mestiere – si legge in una nota del presidente della federazione, Lino Enrico Stoppani –, anche per non aggiungere altra confusione al consumatore. Quindi, piuttosto che firmare la pizza, sarebbe meglio che gli agricoltori continuassero ad occuparsi di coltivazioni e allevamenti, tralasciando attività che non possono essere improvvisate. C’è da migliorare il controllo sulle frodi alimentari e bisogna evitare di stressare la capacità di resa di terreni, alimentare meglio il bestiame, gestire con cura cascinali e il territorio, spesso abbandonati e incolti, offrire prodotti di qualità e sicuri. È tempo che in Italia l’agricoltura riprenda il ruolo che le compete per storia e tradizione, tornando alla terra e alla cura degli animali e lasciare che siano i pizzaioli ad occuparsi delle pizze».
E aggiunge: «I primi a porre il problema e a reclamare attenzione contro la dequalificazione che penalizza la pizza italiana sono proprio gli esercenti. Gli italiani hanno bisogno di messaggi precisi e chiari. Una pizza veramente italiana è fatta di buoni ingredienti, di professionalità e di competenze che non si inventano». (Cronache di Gusto)

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