Dal 1° agosto in vigore i nuovi limiti per l’anidride solforosa nei vini

Si abbassano mediamente di 10 milligrammi litro i limiti legali di anidride solforosa, ma per alcuni sono ancora troppo alti.
L’anidride solforosa è un gas di odore pungente usato come additivi nell’industria alimentare, in particolare in quella enologica. E’ anche conosciuto con la sigla E220.
Possiede una serie di proprietà utili: è antisettico, antiossidante ed antiossidasico), inoltre aiuta ad estrarre colore dalle buccie delle uve rosse. Ma non è tutto oro quello che luccica, infatti è catalogata anche tra le sostanze allergizzanti e quindi presenta ben documetati “effetti collaterali”.

In particolare eccessive dosi di SO2 nell’organismo promuovono la degradazione della vitamina B1 (Tiamina), la cui carenza provoca nell’uomo alterazione del metabolismo degli zuccheri.
La presenza di solfiti nell’organismo è contrastata da una cosiddetta emoproteina: la solfito-riduttasi che trasforma i solfiti in solfati meno pericolosi. Questo processo però richiede ossigeno, la cui carenza nell’organismo provoca il famoso “mal di testa”. Nei soggetti sensibili può provocare asma, difficoltà respiratoria, tosse; sono note anche reazioni allergiche ai solfiti in individui predisposti, anche a dosi molto basse a livello di pochi milligrammi.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito che la DGA (dose giornaliera accettabile) per i solfiti è di 0.7 mg di SO2 per Kg di peso corporeo, quindi per un uomo adulto di 70 Kg il valore giornaliero assumibile non dovrebbe superare i 49 mg. Valore facilmente superabile assumendo 2-3 bicchieri al giorno di un vino con contenuto di SO2 totale attorno al limite di legge (160 mg/l per i vini rossi e 210 mg/l per i vini bianchi), anche se ci sono alcune tipologie di vini speciali i cui limiti legali sono sensibilmente maggiori.
Recependo la necessità di diminuire le dosi anidride solforosa nei vini, il recente regolamento 607/2009 rende operativi, a partire dal 1° agosto 2009 i nuovi limiti. Vengono abbassati di 10 mg/litro i tenori massimi consentiti nel prodotto finito per i vini fermi: i rossi da 160 a 150 e i bianchi e rosati a 200 contro i 210 vigenti oggi.
Dieci milligrammi in meno anche per i vini con tenore di zuccheri, espresso dalla somma di glucosio e fruttosio, pari o superiore a 5 g/l: si passa da 210 a 200 per i rossi e a 250 da 260 per i bianchi e rosati.
Trecento milligrammi per i vini Dop Loazzolo, Alto Adige e Trentino e recanti una o entrambe le menzioni "passito" e "vendemmia tardiva", per i vini Dop "Colli orientali del Friuli" accompagnata dall’indicazione "Picolit" e i vini aventi diritto alla denominazione di origine protetta Moscato di Pantelleria naturale e Moscato di Pantelleria. Per l'Albana di Romagna passito 400 mg/litro. Per i vini liquorosi i limiti sono 150 mg/l se il tenore di zuccheri è inferiore a 5 g/l e 200 mg/l se il tenore di zuccheri è pari o superiore a 5 g/l. Infine, per gli spumanti, 185 mg/l per tutte le categorie di vini spumanti di qualità e 235 mg/l per gli altri.
Ma l’attuale scritta obbligatoria per legge “contiene solfiti”, da agosto associata anche ad un apposito pittogramma, non distingue chi ne utilizza “pochi” da chi invece ne utilizza “tanti”.
Si contrappongono due differenti filosofie produttive. Da una parte ci sono coloro che concepiscono il vino come un prodotto industriale e che stanno sui livelli massimi per “mettersi dalla parte della ragione”, altri invece lasciano maggior spazio alla natura, alla stagionalità, all’opera dei lieviti autoctoni, alla maturazione post fermentativa nei suoi vari, ed a volte imprevedibili, andamenti.
Questi ultimi concepiscono il vino come un prodotto “artigianale”, frutto di mille accorgimenti e di sensibilità enologiche che lasciano spazio ad innumerevoli sfumature, a volte non tutte così piacevoli…
Ma senza dubbio per loro l’anidride solforosa è semplicemente un coadiuvante tecnologico del quale non abusare e a volte addirittura da non utilizzare, l’esatto contrario di chi invece nasconde dietro l’anidride solforosa la propria mediocrità produttiva e professionale. (Enotime)

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