Cru toscani all’attacco…

Le loro esportazioni valgono già il 60% del giro d’affari, ma ancora non basta. Così gli 80 produttori della costa tirrenica vogliono conquistare i mercati internazionali… I nuovi “grandi cru” della costa toscana sfidano i più nobili vini internazionali. Sulla scia del successo internazionale del famoso Sassicaia, e partendo proprio dalle terre sassose di Bolgheri, a sud di Livorno, 80 vignaioli della costa nel 2003 si sono uniti in associazione, e adesso vogliono partire alla conquista del mercato mondiale. Su un’area che coinvolge cinque province e va da Massa fino a Grosseto, passando per Lucca, Pisa e Livorno, producono 7,6 milioni di bottiglie e ne vendono il 60% all’estero, con un fatturato di 16 milioni.

“Il nostro obiettivo” dice Ginevra Venerosi Pesciolini, presidente dell’Associazione Grandi Cru della Costa Toscana, “non è tanto quello di aumentare la quantità del prodotto, ma di elevarne sempre la qualità e il valore aggiunto, perché si tratta di un vino speciale”. In effetti, i cru della costa stanno ricevendo grande attenzione, in Italia e all’estero: emiri arabi e uomini d’affari russi hanno messo gli occhi sull’area a caccia di occasioni di investimento. E alcune operazioni sono già state realizzate. Una delle più rilevanti è stata quella di Claudio Tipa, industriale farmaceutico italo-svizzero, che ha investito 100 milioni di euro per acquistare un castello a Collemassari, sulle pendici del Monte Amiata, e un’azienda di 350 ettari con vigneti e cantine: “Ora produciamo 200 mila bottiglie l’anno” dice Tipa “il 50% viene esportato, ma il traguardo è 700 mila bottiglie entro quattro anni”. Tra i fondatori dell’associazione c’è poi chi ha fatto un percorso inverso, lavorando per 25 anni nel settore vitivinicolo, e poi cedendo la propria azienda. “Ma non potevo lasciare del tutto la mia attività e la mia passione” confessa Pier Mario Meletti Cavallari, vicepresidente del sodalizio, “e così ho accettato la proposta di rilanciare l’aleatico dell’Elba, un vitigno che produce un rosso da dessert, fruttato e di carattere, unico nel suo genere”. L’operazione è stata fatta assieme ad alcuni soci del Nord, che sull’isola avevano acquistato una tenuta di 420 ettari e ristrutturato un resort. Per rilanciare l’aleatico, vino apprezzato anche da Napoleone, saranno investiti 2,5 milioni in tre anni, passando da 10 a 25 mila bottiglie che verranno vendute in Italia e all’estero, grazie a un accordo per la distribuzione siglato con Nicolo Incisa della Rocchetta, presidente onorario del club. Ora Meletti Cavallari e gli altri viticoltori si augurano che anche i ristoratori e i sommelier partecipino alla promozione dei loro vini, punta avanzata dell’eccellenza enologica italiana, come riconoscono anche i francesi. (Panorama – Economy)

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