Conero in salsa Ue…

Il Rosso Conero Doc si apre alle pratiche enologiche Comunitarie, al lieve sapore di legno e al confezionamento hi-tech. Sono queste le modifiche approvate lo scorso 18 aprile dal Comitato nazionale vini alla denominazione marchigiana prodotta nelle zone comprendenti l’intero territorio comunale di Ancona, Offagna, Camerano, Sirolo Numana e parte dei comuni di Castelfidardo e Osimo. Si tratta, evidentemente, di adeguamenti necessari e non particolarmente onerosi per gli stessi produttori che tengono conto sia dell’evoluzione normativa sia di quella tecnologica. Per quanto riguarda le operazioni di vinificazione, oltre al persistere dell’obbligo di effettuarle nell’interno della zona di produzione, salvo deroghe espressamente autorizzate dal Mipaaf per le zone limitrofe ai confini di essa e previa richiesta autorizzata dalla regione da parte delle cantine interessate, ora si ammette per la dolcificazione del prodotto il ricorso alle pratiche enologiche previste dalla normativa comunitaria che prevede, in alternativa al saccarosio vietato nel nostro paese, l’uso del mosto d’uva e del mosto d’uva rettificato. Il prodotto prima di essere trattato dovrà comunque raggiungere un titolo alcolometrico naturale minimo di 11,50% vol. Altra questione è la modificazione delle caratteristiche al consumo, dove viene prevista e accettata la possibilità che il vino, essendo conservato in contenitori di legno, ne acquisisca il caratteristico sapore e profumo. Infine, pur mantenendo la possibilità del tradizionale sughero, sarà possibile utilizzare anche chiusure innovative purché consentite dalla disciplina vigente, quindi: tappo sintetico, che assicura costanza delle misure, uniformità nel peso e rispetto delle specifiche contrattuali, tappo a vite, indicato per la scarsa permeazione di ossigeno, ma negativo per la tendenza a causare in alcuni casi un odore di ridotto; tappi di vetro che evitano la frizione tra vetro e vetro e costano come un tappo di sughero di prima scelta. (Italia Oggi)

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