Calò: i vitigni autoctoni sono la carta per battere la crisi…

Il presidente dell’Accademia della vite e del vino sul calo dei consumi… Per vincere la crisi dei consumi di vino, la risposta si chiama originalità. O meglio si chiamano vitigni autoctoni. “Sono convinto che l’originalità dei nostri vini, il valore della gamma variegata dei nostri vitigni, ci porterà ad uscire dalla crisi”. Antonio Calò, presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, non ha dubbi. 

La risposta alla globalizzazione, “all’Australia che ‘regala’ il vino, sono l’originalità della nostra produzione, che non deve voler scimmiottare grottescamente quanto fanno gli altri”. Alla base ci sono gli oltre 370 tipi diversi di vitigno che vengono coltivati in Italia. “Ci sono vitigni italici, preferisco chiamarli così in quanto per definirli autoctoni occorrerebbe avere la certezza dell’origine, come il Barolo, il Barbera o il Refosco e il Prosecco, ma anche il Sangiovese o il Montepulciano, l’Aglianico e il Greco, decine di vitigni che danno prodotti originali e che caratterizzano la nostra tradizione enologica. L’originalità dei nostri prodotti è la nostra arma vincente. Sono convinto che in un scenario globalizzato dobbiamo far valere l’originalità e non la copiabilità”. L’Accademia Italiana della Vite e del Vino è stata costituita nel 1949 dal Comitato Nazionale Vitivinicolo con decreto firmato dall’allora Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi. Attualmente comprende 555 membri. “La lettura del passato dice che abbiamo avuto altri momenti difficili, poi superati. Il settore vitivinicolo italiano possiede infatti tutti gli strumenti necessari per uscire brillantemente dalla crisi”, spiega con ottimismo Calò. “Il mondo italiano del vino ha tradizioni, condizioni naturali, vitigni, esperienze, capacità per esprimere prodotti non omologati, originali e di ottima e moderna qualità. Abbiamo sia le conoscenze di base che quelle tecnologiche necessarie. Se sapremo unire alcuni comprensori, potremo avere anche masse critiche che permettano ottimi rapporti qualità/prezzo”. Secondo il presidente dell’Accademia, “oggi il ruolo del vino nell’alimentazione è completamente cambiato. In passato, il vino era considerato soprattutto un alimento necessario per l’apporto di calorie. Ora non è più così e per questo siamo scesi da 120 a 50 (e anche meno) litri di consumo pro capite all’anno; siamo su una via irreversibile e dobbiamo percorrerla senza esitazioni, cogliendo e valorizzando le opportunità che vi si incontrano”.

(Italia Oggi)

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