BUON(I)…NON L(I) CONOSCEVO!

Ruché (Ministero)

Grappolo di Ruché (Registro Nazionale delle Varietà di Vite)

A cura di Carla Campus & Fabrizio Vicari

Sono ormai una consuetudine le degustazioni organizzate regolarmente più volte l’anno da “Go Wine” a Roma, ma tra queste, una delle più interessanti, è senz’altro quella relativa ai vitigni autoctoni italiani, infatti troviamo sempre delle piacevoli sorprese che arricchiscono il nostro patrimonio ampelografico, dandoci l’opportunità di dialogare con produttori che non conoscevamo.

Abbiamo iniziato il nostro giro approfittando della parte “enoteca” dove non sono presenti i produttori, ma solo i vini, presentati dai sommelier, cercando quelle tipologie che non capita spesso di trovare in giro come per esempio il Ruché.

Ruchè (Poncini)Che dire di questo raro vitigno piemontese tipico del Monferrato astigiano?
Appunto “Buono…non lo conoscevo!” Ruché (Amelio)
Dalla degustazione di tutti quelli assaggiati (Poncini, Amelio, Crivelli, Ferraris, Montalbera), bottiglie che si discostano poco tra loro in termini di qualità, è emerso che le annate più giovani preservano le tipiche note olfattive di fiori e frutta che invece si perdono con l’invecchiamento, elemento che a nostro parere tende ad appiattire un vitigno di per sé molto particolare e pregevole per la sua semplicità.

In bocca è fresco ed asciutto con tannini non aggressivi, perfetto per una cucina semplice con preferenza di salumi e formaggi.

Fiano Minutolo (I Pastini)Abbiamo proseguito con l’Azienda I PASTINI dei fratelli Nicola e Pasquale Carparelli di Locorotondo (BA), un’azienda giovane che, nata nel 1996, ha rilevato una precedente proprietà in stato di abbandono in Valle d’Itria per recuperare e valorizzare alcuni vitigni locali come il Fiano Minutolo, la Verdeca ed il Bianco d’Alessano:

Verdeca Valle d’Itria Igp Verdeca “Faraone”: un vino semplice, ma con caratteri di tipicità e piacevolezza; note fruttate e floreali con tratti minerali che ritornano in bocca accanto ad una spiccata mineralità che lo rendono perfetto per una cucina di mare a base di crostacei. Verdeca (I Pastini)

Bianco d'Alessano (I Pastini)Valle d’Itria Igp Fiano Minutolo “Rampone”: ottenuto da uve di Fiano Minutolo vinificate in purezza, subisce un affinamento in acciaio che mantiene intatte aromaticità e immediatezza, caratteristiche del vitigno che non ha nulla a che fare con il Fiano campano.

Valle d’Itria Igp Bianco d’Alessano “Cupa”: altro vitigno autoctono vinificato nel rispetto della sua semplicità. Bouquet equilibrato e buona persistenza gustativa.

Una gradita conferma ci è arrivata dall’Azienda Agricola DONATO GIANGIROLAMI di Borgo Montello (LT) di cui abbiamo assaggiato:

Propizio (Giangirolami)“Propizio”, da uve Grechetto, gradevole nelle sue note di frutta (la pera su tutti), floreale, fresco e minerale all’assaggio. Passito (Giangirolami)

“Apricor” Passito, da Malvasia Puntinata che viene fatta appassire sulla pianta, il colore è giallo dorato e le sue note di frutta sciroppata avvolta nella lavanda e nel miele, aprono proprio il cuore!
In bocca è fresco e si ripresentano le note sentite all’olfatto.

Passando ai banchi d’assaggio dove erano presenti i produttori ci siamo soffermati su un paio di cantine che ci hanno particolarmente incuriosito:

COLLI DI SERRAPETRONA
Dell’azienda situata a Serrapetrona (MC) abbiamo iniziato l’assaggio con il “Blink”, spumante ottenuto da uve Vernaccia Nera di Serrapetrona, vinificate in rosato e spumantizzate con metodo Charmant lungo.
Dal color cipolla ha bollicine fini, con sentori floreali e di frutti rossi, molto fresco e dal finale minerale e persistente; ottimo aperitivo, ma non disdegna molluschi e pesce crudo. Blink

Serrarosa (Serrapetrona)“Serrarosa Rosato” dal gusto fresco e fruttato che rispecchia le note avvertite al naso; persistenza molto buona che termina con una leggera mineralità, caratteristica del territorio.

“Collequanto”, rosso beverino nel quale si avvertono spiccatamente le note distintive della Vernaccia Nera: amarena, sottobosco, note balsamiche; elegante e minerale al gusto. Collequanto (Serrapetrona)

“Robbione”: le uve per questo vino vengono fatte appassire per circa 2 mesi, affina 24 mesi in botte di legno di rovere da 25 hl e 12 mesi in bottiglia, questo gli conferisce al naso delle note balsamiche e speziate; il frutto è rosso e maturo in bocca è molto intenso, morbido ed armonico, di grande struttura ed eleganza, riconducibile all’uva passita e alla sua lunga lavorazione. Robbione (Serrapetrona)

Sommo (Serrapetrona)“Sommo”: vino passito ottenuto sempre da uve Vernaccia Nera di Serrapetrona con la spremitura di sole uve precedentemente appassite per quattro mesi, fermentazione per 15 giorni in vasche d’acciaio, affinamento di 12 mesi in botte di legno di rovere da 25 hl e 6 mesi in bottiglia.
Profumo dalle eleganti note di frutta, peccato per l’eccessiva morbidezza all’assaggio, non supportato dall’acidità utile per una maggiore piacevolezza in bocca.

CASA SETARO
Casa Setaro è situata a Trecase (NA), mentre i vigneti sono suddivisi in più appezzamenti, tutti collocati all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio dove, nei terreni sciolti e sabbiosi, le viti crescono a piede franco.

L’azienda è a conduzione familiare dove il rispetto per la terra si sente in tutti i vini assaggiati. Caprettone (Casa Setaro)

Come primo vino abbiamo degustato il “Caprettone Brut”, spumante Metodo Classico che sosta sui lieviti per 24 mesi, dal naso floreale con ottima freschezza e mineralità gustativa.

Rosato (Casa Setaro)Siamo poi passati alla DOC Vesuvio con il Lacryma Christi “Munazei” in versione bianco, rosato e rosso.

Il Bianco, sempre da uve Caprettone subisce un affinamento in acciaio con permanenza sui lieviti per 3 mesi, che conducono ad un naso particolare e minerale, quasi da idrocarburo, insieme ad un ventaglio di erbe aromatiche, peculiarità che rimandano ad un’analisi gustativa fresca ed equilibrata. Lacryma Christi Bianco (Casa Setaro)

Sono invece ben chiare le caratteristiche del Piedirosso uva del Rosato “non mascherato da rosso”, grazie alla lavorazione, che preserva sentori erbacei e floreali; ottima freschezza, richiama al palato i sentori percepiti al naso, mostrando grande piacevolezza e ottimo corpo.

Falanghina (Casa Setaro)Infine il Rosso sempre da uve Piedirosso in purezza che affinano in acciaio per 3 mesi e 3 mesi in botti di rovere, dal colore rubino intenso, con un naso dove prevalgono i frutti di bosco coadiuvati dalla costante minerale che ritorna alla beva insieme a dei tannini morbidi per un finale persistente. Aglianico (Casa Setaro)

Interessante anche la Falanghina “Campanelle” per la sua mineralità tipica del Vesuvio, che la rende per niente scontata e lontana dall’omologazione del vitigno.

L’Aglianico “Terramatta” è un aglianico di mare, con sentori minerali e freschi; matura in acciaio inox per almeno tre mesi, ai quali seguono tre mesi in piccole botti di rovere e infine l’affinamento in bottiglia. Don Vincenzo (Casa Setaro)

Infine il Don Vincenzo è il prodotto di punta dell’azienda in cui convivono perfettamente Piedirosso ed Aglianico dando vita ad un naso di grande complessità non note di frutta, tabacco e sottobosco; in bocca è fruttato e sapido con dei tannini di buona fattura.

Malvasia di Bosa (Columbu)Abbiamo chiuso il nostro giro tornando al banco “enoteca”, con una certezza, la Malvasia di Bosa di Giovanni Battista COLUMBU, di cui abbiamo assaggiato la Riserva 2010, un’esplosione di dolcezza e freschezza in una successione persistente e intensa.

Un’altra scoperta, sempre della stessa azienda è l’”Alvarega”, anche questo vino ottenuto da uve Malvasia, qui nella versione dolce, molto godibile sia al naso che al gusto. Alvarega (Columbu)

Incuriositi dalla novità, abbiamo fatto delle ricerche ed abbiamo scoperto che esiste un’“Associazione Alvarega” di Ozieri, capitale del Logudoro nel nord Sardegna, che nel 2003 con un sodalizio di viticoltori ed amatori ha recuperato presso le vigne più antiche le ultime marze di una varietà data ormai per scomparsa, riuscendo ad impiantare un vigneto ed ora mette in distribuzione il vino con uve “Alvarega”. Il suo nome è “Nobile Tola”.

Buono, non lo conoscevo (GoWine)L’evento promosso da GO WINE ha quindi confermato ancora una volta il suo intento, quello di far conoscere alcuni dei quasi 900 vitigni che fanno parte del nostro sconfinato patrimonio vitivinicolo nazionale, raccogliendo ancora molti consensi tra gli appassionati con una manifestazione che speriamo continui a crescere ed a riservare sorprese…alla prossima!

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