Brunello in pericolo

Il Brunello di Montalcino sarà ancora Brunello di Montalcino tra 20 anni? E il Parmigiano reggiano? Il radicchio di Treviso? Il tartufo d’Alba? Se lo domanda Riccardo Valentini, dell’Università della Tuscia, esperto di impatti del cambiamento climatico sulle produzioni agricole e sui sistemi naturali in generale. “Oggi sappiamo che l’aumento di emissioni di anidride carbonica e il conseguente riscaldamento globale determinano una riduzione delle rese agrarie, con una diminuzione di produttività che può arrivare al 20 percento nel caso dei cereali. Ancora pochissimo sappiamo invece su come il clima influirà sulla qualità dette colture. Ma questo come italiani dovrebbe interessarci ancora di più, perché la nostra agricoltura si regge sui prodotti tipici di qualità, ad alto valore aggiunto, come i funghi, i tartufi, gli oli, i vini e i formaggi, così come le carni e certi ortaggi”. Tutto questo, sospetta il professore potrebbe perdere valore a causa dell’aumento di temperatura, la siccità ma soprattutto per te variazioni di stagionalità. Perché le piante sono molto dipendenti dalle stagioni; e il cambiamento del clima si traduce in un cambiamento delle caratteristiche chimiche e organolettiche delle produzioni pregiate, alterandole. Vini con gradazioni alcoliche alterate, ma soprattutto con micronutrienti, aromi, profumi modificati, perdono le toro caratteristiche. “Il guaio”, continua Valentini, “è che tutti i nostri prodotti tipici, siano Doc, Docg, Dop e cosi via, sono definiti solo in base a indicazioni geografiche. Il Prosecco è quello di Valdobbiadene, il parmigiano è prodotto in un territorio ben definito, e così il Brunello. Manca totalmente una caratterizzazione chimica di questi prodotti, la loro carta di identità molecolare e genetica, che ci consentirebbe di definire precisamente ciascun prodotto di qualità a prescindere dalla sua collocazione geografica, che un domani potrebbe anche cambiare. Questo lavoro ci servirebbe per difendere i nostri prodotti sul mercato mondiate, potendo in ogni momento controbattere a quanti, anche strumentalmente, volessero sostenere che il Brunello non è più quello di una volta a causa del clima”. (L’Espresso)

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