Botrite, quel fungo della vite croce e delizia…

Un fungo, due risultati. La Botrytis cinerea, che deve il suo nome al colore grigiastro simile alla cenere, delle spore sugli acini d’uva può essere un temibile nemico o un insperato alleato per i viticultori. L’agente patogeno può infatti provocare lamalattia definita muffa grigia oppure la muffa nobile. Generalmente l’accezione muffa nobile si attribuisce nel caso di attacchi tardivi, su uve mature, in condizioni di clima caldo e secco a cui si alternano condizioni umide per effetto della deposizione della rugiada mattutina o di episodi piovosi che innalzano il grado di umidità.

Si ha così una riduzione della quantità d’acqua negli acini e la demolizione fino all’80% dell’acido tartarico, di un terzo dell’acido malico e di un quarto dell’acido citrico. L’uva arriva a perdere dalla metà ai due terzi del proprio peso oltre a concentrare le sostanze zuccherine; la glicerina, l’acido gluconico e la destrina raggiungono elevate percentuali, conferendo la classica, e ricercata, struttura oleacea del vino. Famosi esempi di vini botritizzati sono l’italianissimo Picolit e il Sauternes francese. Purtroppo però, molto più spesso, i viticoltori si trovano a combattere contro la muffa grigia Le condizioni ottimali di sviluppo del fungo sono rappresentate da una elevata umidità relatita (90%) e da temperature comprese tra 16 e 25°C, anche se la migliore correlazione tra possibilità di infezione e condizioni meteo si ha esaminando il grado di bagnatura fogliare. Sei giorni con più di 12 ore di bagnatura fogliare continuativa dovrebbero mettere in allarme. I danni che può provocare Botrytis cinerea sono infatti gravi. Come dimostrato in diverse annate, le ultime 2002 e 2005, il disseccamento dei grappoli a causa del patogeno può portare a un sensibile calo della produzione. Inoltre Botrytis ha un ricco parterre di polifenolossidasi che possono determinare la cosiddetta casse ossidasica, con perdita irreversibile di colore spesso accompagnata da sgradevoli sentori. La difesa contro questo fungo deve essere in primo luogo preventiva, assicurando il drenaggio delle acque in eccesso, favorendo l’arieggiamento dei grappoli con la potatura verde ed evitando di scegliere vitigni suscettibili, generalmente tutti quelli a grappolo serrato, per le zone a maggiore ristagno di umidità. Nonostante tutte queste attenzioni la muffa grigia può comparire, come sta accadendo nelle ultime settimane nel Nord. In quest’ultimo caso la difesa deve basarsi sui formulati anticrittogamici in commercio. Si possono utilizzare Iprodione, Ciprodinil+fludioxonil e le pirimidine per le uve tardive, mentre è possibile un intervento anche una settimana prima della vendemmia con Fenexamide. In regime di agricoltura biologica sono impiegabili con un certo successo agrofarmaci a base di Trichoderma harzianum. (Italia Oggi)

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