Bollicine Made in Italy: consigli per le feste

Franciacorta, Trento, Prosecco, Asti Spumante. Ma non solo. Quasi ogni regione italiana ha la sua produzione spumantistica che, in alcuni casi, non ha nulla da invidiare allo Champagne. Questione di qualità, naturalmente. Anzi di metodo. Classico, naturalmente. Ecco perché, all’avvicinarsi delle feste che da sempre costituiscono il picco nell’acquisto e nel consumo di bollicine, diamo qualche consiglio rigorosamente made in Italy, convinti che non ci sia bisogno di andare a Epernay e a Reims per trovare un perlage fitto e un vino capace non solo di mettere allegria e di “svoltare” l’aperitivo, ma di essere degno compagno di un intero pasto.

Mito da sfatare.
Già, perché il falso mito da sfatare è questo: lo spumante è prima di tutto un vino. Banale? Solo apparentemente. Decenni di Brut accompagnati a vassoi di paste e di Millesimati avviliti dal matrimonio forzato con il panettone costringono ora i grandi spumanti a ricostruirsi lentamente una dignità di vini a tutto tondo, ottimi sulle tavole dei gourmet. Naturalmente la bollicina con il dolce ci sta tutta: ma è quella rassicurante degli Asti Spumante e dei Moscati la cui effervescenza è frutto di una trasformazione degli zuccheri in alcol non completata.

Classicissimo.
In questo caso noi invece parliamo di metodo classico, quello usato nella Champagne e che anche da noi, prima che la legge lo vietasse, veniva detto champenoise. Quello con la presa di spuma, la rifermentazione in bottiglia (e non in autoclave), l’opera minuziosa di remuage sulle pupitre (ovvero il giro periodico delle bottiglie a testa in giù sui cavalletti). Insomma, di quei piccoli capolavori che riempiono il naso di profumi di crosta di pane e di frutta fresca e la bocca di un’esplosione di bolle.

La regina Franciacorta.
In Italia, come detto, di spumanti di qualità se ne producono quasi ovunque. I più nobili arrivano dalla Franciacorta, dove la docg blinda i produttori a un disciplinare rigidissimo. I produttori sono tanti e tutti degni di menzione: costretti a una scelta limitata optiamo per sei etichette eccellenti: il Gran Cuvèe Pas Operè (ovvero senza aggiustamenti optiamo per sei etichette finali con il liqueur d’expedition) di Bellavista, premiato dalla guida “Bere Spumante 2009” di Cucina&Vini come vino dell’emozione 2009; il Franciacorta Cuvè Anna Maria Clementi di Ca’ del Bosco; il Millesimato 2004 La Montina; il Brut Satèn (tipologia unica del Franciacorta, più setoso e meno effervescente) del Mosnel; l’Aligi Sassu Pas Dosè 2004 di Majolini e il Monogram Rosè di Castel Faglia, perché anche nelle bollicine il rosato si fa strada.

Trento, Prosecco e Oltrepò.
Non solo Franciacorta, però: il Nord Italia ha almeno altri tre grandi distretti spumantistici: il Trento doc, che vanta produttori come Ferrari (il Giulio Ferrari riserva del Fondatore è un vino mito, ma il più abbordabile Perlè è comunque un buon bere) e Letrari (il Trento Riserva Brut 2003 è una vera enciclopedia di riconoscimenti fruttati); Valdobbiadene con il suo Prosecco, che sovente è avvilito da interpretazioni sciatte ma in alcuni casi assurge a vette di eccellenze: come nelle etichette di Col Vetoraz (il Superiore Cartizze Dry 2007), Bortolomiol (idem) e Bisol (il Crede Brut 2007); e l’Oltrepò Pavese, la cantina di Milano, che spesso lascia a desiderare in qualità ma sa anche sorprendere: assaggiate ad esempio il Classese Brut 2004 di Travaglino per credere.

Dolce Piemonte.
In Piemonte spumante vuol dire essenzialmente Asti Spumante, Moscato d’Asti e Brachetto. Vini degnissimi, che garantiscono un frizzante fine pasto. La scelta amplissima, i prezzi più bassi: segnaliamo solo il Moscato d’Asti Moncucco di Fontanafredda. Ma anche in questa grande regione vitivinicola c’è chi si comenta con lo spumante secco. Il produttore più originale è certamente La Scolca, che ogni anno ci delizia con il Gavi Soldati D’Antan Brut che viene alla luce dopo parecchi anni di “studio”. L’ultimo uscito è datato 1996.

Sorprese dal Sud.
E il resto d’Italia? Qualcosa si fa ovunque, tra alti e bassi. Dall’Emilia-Romagna arriva la Speciale Cuvèè Brut di Francesco Bellei e l’originale Otello Rosè Extra Dry dal matrimonio tra uve Pinot nero e Lambrusco. Dalla Puglia l’affascinante Riserva Nobile Brut 2004 D’Araprì che dimostra come anche con un uva autoctona come il Bombino Bianco e a latitudini assai calde si può fare spumante di alta gamma. Infine la Sicilia: ebbene sì, anche qui si lavora sulle bollicine. Lo fa, e bene, Tasca d’Almerita, che manda “alle stampe” un suadente metodo classico, l’Almerita Brut 2005 da sole uve Chardonnay coltivate nella celebre Tenuta Regaleali. Come si dice cin cin in siciliano?  (Ilgiornale.it)

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