Biondi Santi, proposta choc. “Nel Rosso anche altre uve”…

Il produttore guru: ma il Brunello resti tutto Sangiovese… Addio Rosso di Montalcino. Toccherà al fratello minore a doversi sacrificare per la “salvezza” del Brunello. Almeno così ha “sentenziato” uno dei padri nobili del celebre rosso toscano: Franco Biondi Santi, da quarant’anni alla guida della storica azienda ilcinese che agli albori del secolo scorso ha “inventato” il Brunello. Biondi Santi si è lasciato andare a una serie di riflessioni al sito winenews.it, uno dei più aggiornati e seguiti portali sul vino e, in particolare, sul Brunello.

Il Punto di partenza è il dibattito sull’opportunità o meno di modificare il disciplinare del Brunello e del Rosso. Da sempre, per entrambi si devono utilizzare solo uve sangiovese prodotti nei terreni iscritti, ma da qualche tempo c’è il sospetto – diciamo pure qualcosa più di un sospetto – che alcuni produttori utilizzino uve diverse, sebbene sempre prodotto a Montalcino. Merlot, in particolare, l’uva principe dei rossi francesi che al Sangiovese toglie certe asperità e conferisce un gusto più adatto al mercato internazionale. “Per il Sangiovese non tutte le aree di Montalcino sono vocate – ha detto Biondi Santi a Winenews – e il Brunello deve essere rispettato. Purtroppo negli anni, sulla scia del suo successo, ci sono state sia speculazioni che errori anche in buona fede. Adesso, piuttosto che parlare di modifica al disciplinare del Brunello, che deve rimanere quello che è, cioè Sangiovese in purezza, sarebbe da ripensare quello del Rosso di Montalcino doc: non più un Sangiovese in purezza, ma un mix con altri vitigni coltivati a Montalcino, possibilmente pochi, in percentuali da studiare e da stabilire con chiarezza, che esprimerebbe comunque la tipicità del territorio, valorizzando anche quelle aziende i cui terreni non sono particolarmente vocati per il Sangiovese, ma che comunque possono incontrare il gusto di una parte del mercato globale”. Parole chiare, soprattutto perché pronunciate da un “guru” di Montalcino e certamente condivise da una buona fetta dei produttori. Soprattutto da quelli che fanno Brunello solo con il Sangiovese, senza “se” e senza “ma”. E senza Merlot.  (La Nazione/Il Giorno/Il Resto Del Carlino)

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