“Bere responsabilmente e limiti per i più giovani”…

Bere responsabilmente? “È l’obiettivo”, precisa Emanuele Scafato, responsabile dell’Osservatorio nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, “ma in Italia è una missione ardua o impossibile, perché non si riesce a promuovere e supportare una cultura del limite. Il minore non dovrebbe poter acquistare alcol, cosa che invece è lecita e tollerata. E del resto, benché sia invece espressamente vietata dalla legge la somministrazione di bevande alcoliche ai minorenni, il 67% dichiara di riceverle regolarmente nei luoghi di aggregazione giovanile.

Siamo di fronte ad una normalizzazione dell’alcol, i giovani hanno scoperto quello che gli esperti chiamano ‘valore d’uso’. Il bere è legato ad una spasmodica ricerca di performance o di emozioni e sensazioni che i giovani hanno imparato a legare indissolubilmente all’uso dell’alcol, che così diventa l’elemento chiave di disinibizione, utile per migliorare relazioni timide, per sentirsi o candidarsi a leader in un gruppo, per provocare, mostrarsi intraprendenti o apparire ‘cool’ a tutti i costi. Ed è status symbol scegliere, per esempio, una birra particolare, un breezer ‘trendy’ o un superalcolico ‘da adulti’. Del resto le pubblicità che i giovani ricordano di più sono le più frequenti e cariche di seduzione, come quelle della birra e del Martini. E questo nonostante la legge preveda il divieto di presentare in modo positivo l’uso di bevande alcoliche e superalcoliche”. La UE ha chiesto ai governi di impegnarsi per la riduzione dell’alcolemia, con priorità di intervento che riguardano adolescenti, donne in gravidanza, guidatori di autoveicoli. La Germania, su alcol e guida, ha adottato tolleranza zero: chi ha la patente da meno di tre anni ed ha meno di 21 anni non può bere alcunché prima di condurre un veicolo.”Tra due anni”, continua Scafato, “ci sarà una strategia globale dell’OMS ma, nel frattempo, bisogna ridurre la disponibilità di bevande alcoliche agli adolescenti. Dunque, vietare dovunque la vendita notturna, impedire l’incentivazione al consumo, come succede in quei luoghi dove paghi una quota fissa e poi bevi tutto quello che vuoi. Fare promozione della salute e dei comportamenti sani nelle scuole. Oggi siamo tra quelli che per primi cominciano a bere con regolarità. Età: 11 anni. Vuol dire che il consumo è abilitato dalle famiglie, che non si rendono conto di quali rischi corrono i figli”. (La Repubblica – Salute)

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