Barolo 2002 – Cantina G. D. Vajra

barolo Vajra

A cura di Stefano Barberini ( Sommelier – Staff GustoVino )

Premessa

Molto spesso mi chiedono cosa voglia dire un vino elegante. E allora eccolo qua, Barolo 2002 di G.D. Vaira. Un vino che fa dell’eleganza il suo biglietto da visita. Non aspettatevi i muscoli che si presentano al naso e alla bocca di qualche vino toscano ma aspettatevi che i vostri sensi vengano accarezzati più che scossi.


Per i più curioso

Un tempo, questo vino era conosciuto semplicemente come Nebbiolo dall’uva dalla quale proviene. Nelle Langhe, ancora adesso, al di fuori della zona d’origine del Barolo, è chiamato col nome di Nebbiolo d’Alba e di Langhe Nebbiolo. E’ nella seconda metà del secolo scorso che s’iniziò a chiamarlo semplicemente Barolo, dal nome del paese dove aveva i possedimenti la contessa Giulia Colbert Falletti. E’ stata appunto questa nobildonna a far conoscere e meglio apprezzare il suo Nebbiolo di Barolo presso la corte dei Savoia a Torino. Tuttavia, una parte di merito spetta anche al grande statista Camillo Benso Conte di Cavour che nel Castello di Grinzane vinificò per la prima volta, con l’aiuto dell’enologo Oudart, un Nebbiolo più secco, secondo le nuove tendenze dell’epoca. E fu questa nuova tipologia di Nebbiolo a conquistare Torino e poi l’Italia. Già alla fine del secolo scorso il Barolo era considerato il più grande dei vini italiani, anche all’estero, dove iniziava la sua esportazione, soprattutto nelle Americhe.

Vino Barolo – Re dei vini vino da Re
Alla Marchesa di Barolo è legato l’aneddoto che spiega come la fama del vino sia giunta sino a Casa reale: Re Carlo Alberto avrebbe chiesto alla Marchesa perché “non gli avesse mai fatto gustare quel suo famoso vino del quale tanto aveva sentito parlare”. “Presto, molto presto” rispose Giulia, quasi sfidando il sovrano. Qualche giorno dopo i torinesi assistettero ad una strana processione: videro passare per via Nizza a Torino e sfilare per le vie delle città una lunga fila di carri, ciascuno con la sua carrà di vino . I carri erano diretti a Palazzo Reale, sede della Corte, e furono fatti sfilare attraverso le vie centrali della città, attirandosi la curiosità di tutta la popolazione: forse il primo esempio di pubblicità del vino Barolo… I carri e le relative carrà erano trecentoventicinque, uno per ogni giorno dell’anno, sottratti i quaranta giorni di quaresima (la Marchesa, era molto pia).

Questo vino piacque moltissimo al Re, tanto che ne divenne anch’egli produttore nelle sue terre di Verduno, dirette dal generale Staglieno, già impiegato presso il Cavour. E infatti la frequentazione della corte dei Marchesi Falletti e la loro amicizia con le famiglie più nobili fu di enorme giovamento anche al vino che veniva prodotto sulle loro terre di Barolo. I Falletti lo regalavano ai Savoia, lo offrivano ai loro invitati nel loro salotto torinese, ne rifornivano con liberalità gli amici.   

Il vino

Il vino si presenta con un bel colore rosso rubino non molto intenso tipico del vitigno. Sull’unghia si notano delle sfumature mattonate indice del tempo trascorso a maturare.

Al naso quello che colpisce è l’eleganza, si avverte un bouquet di profumi complesso e bilanciato senza che nessuno prevalga sugli altri e nessuno che mostra i muscoli. Il naso ha una nuances fresca perfettamente integrata con sentori di lampone mora, menta, vaniglia e tabacco.

In bocca si presenta con una bella nota fresca rinforzata da un tannino ancora vivo e, forse un pizzico sabbioso. Tutto avvolto in una piacevole morbidezza.
Lungo il finale

 

In breve

Nome Barolo
Produttore G. D. Vajra
Vitigno 100% Nebbiolo
Grado alcolico 13.5%
Annata 2002
Colore Rosso Rubino con riflessi mattonati
Profumi

Naso fresco che parla di lampone, mora, menta in after height, vaniglia, tabacco. Profumi perfettamente amalgamati a formare una buona eleganza

Gusto Tannino ancora vivo e leggermente sabbioso. La bocca risulta essere fresca e supportata da una buona acidità. Finale lungo
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