Barolo e Barbaresco trascinano l’export…

Export per 380 milioni di euro e una crescita del 17,3%. Il primo semestre del 2008 premia il vino piemontese ma le preoccupazioni per la seconda parte dell’anno non mancano. Soprattutto perché l’exploit è stato “favorito da una serie di cause che – secondo Piero Coppo, titolare dell’omonima azienda vinicola di Canelli (Asti) – spaziano dalla crisi d’immagine del Brunello di Montalcino al riconoscimento del 2004 come un’annata strepitosa per il Barolo, il vino di maggior immagine per il Piemonte”.

Ma crescono anche gli altri grandi rossi. Dal Barbaresco, (“sempre pi richiesto all’estero” secondo Bruno Giacosa, alle Barbere “che – prosegue Coppo – stanno conquistando Russia, Ucraina e Brasile, mentre il Barolo è richiesto da Germania e Svizzera”. Senza dimenticare i bianchi. Luisa Soldati, della Scolca, assicura che il Gavi dei Gavi etichetta nera e il Gavi etichetta bianca sono sempre più apprezzati in Brasile, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna. Ma quando si parla di cifre – precisa Giuliano Lengo, direttore del Ceip Centro estero per l’internazionalizzazione del Piemonte non si può dimenticare che l’Asti vende all’estero 480mila ettolitri divino a fronte dei l32mila ettolitri del totale dei rossi. Proprio l’Asti, dopo anni di crisi, grazie alle iniziative legate al miglioramento della qualità e dell’immagine, ha aumentato le vendite dell’11% (+13% l’export) e l’estero assorbe l’80% dei circa 80 milioni di bottiglie. Con un vero e proprio boom in Russia, ricorda Lengo dove l’incremento è stato del 48% nell’ultimo anno, con una crescita media superiore al 50% l’anno negli ultimi 7 anni. “Per quanto riguarda i vini piemontesi nel loro insieme – precisa il direttore del Ceip – i mercati migliori sotto l’aspetto del prezzo sono gli Stati Uniti prezzo medio 8 euro per litro contro i 5 dei vini toscani e il Canada (8,8 euro al litro). La Germania è invece un mercato importante per i volumi, con un prezzo medio di euro”. Ma al di là dell’andamento dei mercati, è fondamentale la qualità. Sotto questo aspetto il Piemonte – assicura Lengo – non ha problemi, con un forte orientamento ai vini del territorio e di qualità elevata, anche a scapito della quantità. (Il Sole 24 Ore)

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