Arriva la macchina per fare in casa vino, olio e pane…

Natale ‘magro’ sulle tavole degli italiani. Mentre le catene di market e supermarket si preparano ad una battaglia a colpi di sconti e promozioni per contendersi le tredicesime degli italiani, le famiglie sono pronte a tirare la cinghia sui consumi, soprattutto quelli alimentari. Ci va di mezzo la dieta mediterranea e la Cia-Confederazione italiana agricoltori prevede consumi alimentari in calo sotto le feste dal 3,5 al 5% rispetto al 2007. In questo clima low-cost prendono piede abitudini alimentari autarchiche come il pane, l’olio o il vino autoprodotti in casa.

Nuove tecnologie sono state presentate all’Eima di Bologna, il salone internazionale delle macchine agricole, “e consentono – sostiene Coldiretti – di combattere la moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola, garantendo qualità e genuinità del prodotto”. Con costi estremamente contenuti per le pigiatrici del vino di dimensioni ridotte, da tenere in cantina. Un po’ più ingombrante, ma ugualmente efficiente, il minifrantoio per la produzione di olio: si ricava l’olio con il sistema a freddo, con la possibilità di riutilizzare le acque reflue come fertilizzante naturale ed ecologico. L’uva da vino quest’anno – insiste Coldiretti – è stata venduta in molti casi a prezzi non superiori a 20 centesimi/kg, e considerando una resa del 75% è possibile produrre un litro di vino con una spesa inferiore ai 30 centesimi al litro. E per l’olio “il prezzo delle olive in Puglia è sceso drasticamente fino a toccare addirittura i 35 centesimi/kg”. Quanto alla pagnotta fatta in casa, tra materie prime (farina, acqua, lievito, olio) ed energia non si arriva a 90 centesimi il chilo.
Contro la recessione e per rilanciare i consumi Coldiretti ricorda di avere avviato “la prima rete italiana dei Farmers market con prezzi inferiori del 30% a quelli medi di vendita”. Ma sui Farmers market le organizzazioni dei commercianti sparano a zero. “Queste vendite – dice Dino Abbascià, presidente Fida Confcommercio – si configurano come l’ennesimo aiuto agli agricoltori”. I prezzi praticati nei Farmers market “non sono certo inferiori a quelli praticati dai commercianti e questa modalità di vendita è una concorrenza sleale sia rispetto all’equità fiscale che alle condizioni igienico-sanitarie”. (Nazione/Giorno/Carlino)

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