Amo il Made in Italy, ma non lo conosco

La dieta mediterranea? Sarebbe "un'alimentazione ipocalorica a base di pesce". Il capocollo un formaggio, la tinca un vino e la parmigiana un piatto tipico a base di formaggio. Ecco tutti gli svarioni degli italiani in cucina. Come un mantra, da ogni parte si sente ripetere la predilezione per il cibo e gli ingredienti made in Italy, ma all'atto pratico gli Italiani dimostrano di non conoscere alimenti e piatti della tradizione. Se made in Italy è sinonimo di garanzia, genuinità, tradizione e gusto, in molti ammettono tuttavia di non conoscere bene i prodotti e le sigle che ne certificano la qualità.

E a sorpresa le donne sono meno preparate degli uomini, dimostrando maggiori difficoltà e insicurezze su alcuni dei più tipici e famosi prodotti di casa nostra.
È quanto emerge da un'indagine condotta dalle Vie del Gusto, il mensile di turismo ed enogastronomia diretto da Domenico Marasco, su un campione di 1300 uomini e donne di età compresa tra i 18 ed i 55 anni intervistati sui prodotti del made in Italy e della tradizione culinaria italiana. Dove il 62% delle intervistate ha commesso almeno 3 errori 'gravi' nel questionario, contro il 28% degli uomini.
Alcuni esempi? Il culatello, uno dei salumi più pregiati che ci viene invidiato da tutto il mondo, è correttamente conosciuto dal 41% degli intervistati, ma per il 21% si tratta di un modo simpatico di chiamare il sederino dei bambini o addirittura un vezzeggiativo per una signorina dalla curve attraenti (17%). Allo stesso modo il capocollo è identificato correttamente dal 22% come insaccato,
mentre per il 25% (memore forse di alcuni vecchi film di Lino Banfi, dove l'attore minacciava di spezzare la noce del capocollo?), si tratta della parte superiore del collo di un uomo. Addirittura, per il 21%, altro non è che un formaggio.
Per non parlare del salame Felino: se il 26% sa che il nome deriva dal luogo di produzione, c'è chi lo associa alla diceria per la quale i veneti mangiano i gatti e ritiene quindi che si tratti di un insaccato veneto a base di carne felina(33%).
E che dire della Tinca Gobba Dorata? Solo il 19% sa che si tratta di un pesce: per il 42% si tratta di una malformazione di un osso della gamba (viene insomma confusa con la tibia), ma c'è anche chi si dice convinto del fatto che sia un pregiato vino delle Langhe (12%). Passando a verdure e formaggi le cose non
sembrano migliorare: solo l'11% sa che il Formaggio di Fossa viene così definito per la particolare stagionatura, il 26% pensa si tratti di formaggio fatto con il latte di mucche fassone (26%) o che venga prodotto in un paesino chiamato Fossa (41%).
Il datterino (in realtà un tipo di pomodoro) viene considerato dal 39% del campione un tipo di dattero pregiato, di dimensioni mignon o un dolce egiziano a base di datteri (19%), ma ch'è anche chi pensa che sia una particolare qualità di pesce (27%).
Se sugli alimenti e sui prodotti il panorama non sembra roseo, non migliora  quando si parla di alcuni piatti simbolo della tradizione regionale. Solo il 18% conosce la ricetta e gli ingredienti che compongono le sarde a beccafico, mentre per il 51% si tratta di una ricetta che prevede la cottura delle sarde in una salsa composta da fichi o addirittura di sarde seccate con il medesimo procedimento utilizzato per essiccare i fichi (10%). Allo stesso modo la parmigiana sembra essere conosciuta solo dal 25% come piatto a base di melanzane, formaggio e pomodoro, mentre per il 39% è soprattutto un abitante di Parma o un piatto a base di parmigiano (19%). (L'Espresso)

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